Bambino che si confronta con gli altri: come aiutarlo a credere in sé
«Lei ci riesce e io no.» «Il suo disegno è più bello del mio.» «Io sono il più lento.» Più o meno tra la scuola dell'infanzia e i primi anni di scuola, i bambini cominciano a notare dove si trovano rispetto a tutti gli altri, e per alcuni diventa una vera fonte di infelicità. Aiutare un bambino che si confronta con gli altri comincia dall'accettare che confrontarsi è normale, poi dall'aiutarlo con delicatezza a misurarsi con la propria crescita invece che con quella di tutti gli altri.
Perché i bambini cominciano a confrontarsi
Il confronto è il segno di una consapevolezza che cresce, non un difetto. Crescendo, i bambini diventano capaci di notare differenze di abilità, velocità e aspetto, e di immaginare come appaiono agli altri. Fa parte di una sana comprensione sociale. Il problema arriva quando il confronto scivola dal notare al giudicare, e un bambino conclude che essere dietro a qualcuno significa non essere abbastanza. Il tuo compito non è fermare il notare, ma ammorbidire la conclusione dura che così spesso lo segue.
Non confrontarlo tu
I bambini assorbono l'abitudine al confronto dal linguaggio che li circonda. Anche i confronti affettuosi, «Perché non sei ordinato come tuo fratello?» o «Guarda come presta bene i giochi lei», insegnano a un bambino a mettersi in classifica rispetto agli altri. Lo fanno anche i confronti che vogliono essere complimenti, perché un bambino capisce presto che se oggi può stare sopra qualcuno, domani può stare sotto. Il primo passo spesso è togliere il confronto dal tuo linguaggio di tutti i giorni.
Gira lo specchio verso i suoi progressi
L'antidoto più sano al confrontarsi con gli altri è confrontarsi con se stessi di ieri. Aiuta tuo figlio a notare quanta strada ha fatto: «Ti ricordi quando non riuscivi proprio ad attraversare la scala orizzontale? Guardati adesso.» Questo gli dà una misura vera e motivante che nessun altro può vincere o perdere. Quando un bambino impara a seguire la propria crescita, il successo di un altro smette di sembrare un suo fallimento e comincia a sembrare semplicemente il cammino separato di qualcun altro.
Dai un nome all'emozione che c'è sotto
Quando tuo figlio dice «Sono il peggiore nella corsa», di solito sta esprimendo un'emozione, non riportando un fatto. Accogli prima l'emozione: «Sembra che oggi tu ti sia sentito indietro rispetto agli altri, e non è stato bello.» Sentirsi capiti spegne il momento molto meglio di una rassicurazione frettolosa come «Ma no, sei bravissimo». Quando l'emozione è stata riconosciuta, tuo figlio riesce ad ascoltare la prospettiva più equilibrata che gli offri dopo, invece di contestarla.
Allarga la sua idea di cosa conta
I bambini che si confrontano spesso si fissano su un tabellone stretto, di solito quello più visibile: chi è il più veloce, chi legge meglio, chi ha le scarpe più belle. Puoi allargare il quadro con delicatezza. Fai notare i tanti modi diversi di essere bravi nelle cose, compresi gentilezza, curiosità, impegno, umorismo e perseveranza. Quando un bambino capisce che le persone sono forti in campi diversissimi, e che nessuno è il migliore in tutto, il tabellone unico perde la sua presa e il suo senso di valore ha più spazio su cui poggiare.
I momenti del «lui è più bravo», con calma
Quando tuo figlio annuncia che un amico è più bravo in qualcosa, evita entrambi gli estremi: non dargli ragione con aria cupa e non liquidarlo con complimenti vuoti. Prova con un'onestà calda: «Sì, Matteo va in piscina da due anni, quindi si è allenato tanto. Anche tu stai imparando, con i tuoi tempi.» Questo insegna l'idea fondamentale che l'abilità nasce dal tempo e dall'impegno, non da una classifica fissa di chi è bravo per natura. Questa comprensione è una delle protezioni più forti contro i confronti che corrodono.
Limita i fattori di confronto che puoi controllare
Alcuni ambienti alzano il volume del confronto. Gare continue, classifiche e, per i più grandi, schermi pieni dei momenti migliori degli altri possono alimentare l'abitudine. Non puoi proteggere tuo figlio da ogni confronto, né dovresti provarci, ma puoi riflettere su quanto ve lo esponi e su come ne parli. Dare più spazio alla collaborazione che alla competizione a casa, e fare giochi in cui la gioia sta nel giocare, regala a tuo figlio una pausa dal misurarsi e l'occasione di divertirsi e basta.
Quando il confronto segnala qualcosa di più profondo
Quasi sempre il confrontarsi si attenua man mano che i bambini maturano e acquistano fiducia. A volte però diventa persistente e doloroso: un bambino che si sminuisce di continuo, sembra davvero infelice di come è, si ritira dalle attività per paura di non essere all'altezza o mostra cambiamenti nell'umore, nel sonno o nell'appetito. Se una scarsa stima di sé come questa dura per settimane o ti preoccupa, vale la pena parlarne con il pediatra o con gli insegnanti, che possono aiutarti a capire se un sostegno in più sarebbe utile.
La fiducia che dura
Una fiducia costruita sull'essere migliori degli altri è fragile, perché c'è sempre qualcuno più bravo dietro l'angolo. Una fiducia costruita sul conoscere il proprio valore, seguire la propria crescita e apprezzare tanti tipi di forza è solida e duratura. Ogni volta che riporti l'attenzione di tuo figlio sul suo cammino, lo aiuti a portare un senso di sé più stabile e più gentile in un mondo che offrirà sempre qualcuno con cui misurarsi.
Punto chiave: Confrontarsi è normale, ma la fiducia dura quando poggia sui progressi di tuo figlio: togli i confronti dal tuo linguaggio, dai un nome all'emozione e allarga l'idea di cosa vuol dire essere bravi.