Perché i bambini non ascoltano subito, e cosa li aiuta

Chiami tuo figlio dall'altra parte della cucina, gli chiedi di mettersi le scarpe e non succede niente. Può sembrare di essere ignorati apposta. Nella maggior parte dei casi non è così. Capire perché i bambini piccoli non sempre ascoltano al primo richiamo toglie un po' di amarezza a questi momenti e ti indirizza verso risposte che funzionano davvero.

Ascoltare è un'abilità ancora in costruzione

Sentire e ascoltare non sono la stessa cosa. Le orecchie di tuo figlio possono funzionare benissimo mentre il suo cervello sta ancora imparando a notare una voce, a trattenere le parole e a trasformarle in azione. Tutta questa catena matura lentamente nei primi anni. Un bambino di due anni immerso in un gioco spesso è davvero assorto, non ribelle, e spostare l'attenzione su di te richiede un attimo che il suo cervello non sempre riesce a dare a comando.

I bambini piccoli tendono anche a concentrarsi su una cosa alla volta. Se tuo figlio sta guardando una trottola che gira o sta mettendo in fila i mattoncini, la tua richiesta compete con qualcosa che per lui è molto più interessante. Aggiungi rumore di fondo, una televisione o più persone che parlano, e le tue parole possono scivolare via senza essere registrate.

La distanza tra sentire e fare

Anche quando tuo figlio ti sente, agire sulle parole è un passaggio a parte. Seguire una richiesta vuol dire tenerla a mente, interrompere quello che sta facendo e cominciare qualcosa di nuovo. Per un bambino di due o tre anni interrompere un'attività piacevole è davvero difficile. È uno dei motivi per cui i bambini non ascoltano subito anche quando ti hanno chiaramente sentito.

Anche elaborare il linguaggio richiede ai bambini piccoli più tempo che agli adulti. Tu magari hai finito di parlare, ma tuo figlio sta ancora recuperando. Fare una pausa dopo aver parlato, invece di ripetere subito, spesso dà proprio il tempo che serve al messaggio per arrivare.

Cosa di solito aiuta

Piccoli cambiamenti nel modo di fare la richiesta di solito contano più che dirla più forte.

  • Avvicinati e conquista prima la sua attenzione. Abbassati alla sua altezza e aspetta lo sguardo o la testa che si gira prima di parlare.
  • Usa il suo nome, poi una richiesta breve e chiara. «Giulia, le scarpe, per favore» è più facile da mettere in pratica di una frase lunga.
  • Dillo una volta, poi aspetta. Contare lentamente fino a cinque nella tua testa gli dà il tempo di elaborare prima che tu ripeta.
  • Digli cosa fare invece di cosa smettere di fare. «Cammina, per favore» arriva meglio di «non correre».
  • Avvisa prima dei passaggi. «Altri due giri e poi mettiamo in ordine» ammorbidisce il salto da un'attività all'altra.

Loda il momento in cui tuo figlio risponde, anche se ci ha messo un po'. Notare la collaborazione la rende più probabile la volta successiva, e mantiene questi scambi quotidiani affettuosi invece di trasformarli in una battaglia.

Quando non è una sfida

Aiuta ricordare cosa è normale per l'età. Tra i due e i cinque anni i bambini stanno appena cominciando a controllare gli impulsi e a spostare l'attenzione. Un bambino che ignora la richiesta di lasciare il parco di solito non sta tramando contro di te: semplicemente non ha ancora i freni che gli adulti danno per scontati. Coerenza, ripetizione calma e parole semplici funzionano molto meglio che alzare la voce, che tende ad aggiungere stress senza aggiungere chiarezza.

Stanchezza, fame e sovrastimolazione riducono ancora di più un'attenzione già breve. Scegliere i momenti, e tenere le richieste importanti lontane dalla fine di una giornata lunga e piena, aumenta senza rumore le probabilità di essere ascoltati.

Quando vale la pena un controllo dell'udito

Il più delle volte un ascolto a intermittenza è un normale passaggio dello sviluppo. A volte, però, segnala una difficoltà di udito che passa facilmente inosservata. L'otite media con versamento, cioè il liquido che si accumula dietro il timpano, è molto comune nei bambini piccoli e può andare e venire, attutendo i suoni anche per settimane.

Vale la pena parlarne con il pediatra se noti che tuo figlio:

  • spesso non reagisce ai suoni o al suo nome, non solo alle richieste
  • alza molto il volume della televisione o si siede attaccato allo schermo
  • parla in modo meno chiaro dei coetanei, o sembra indietro con il linguaggio
  • ha avuto otiti frequenti, oppure si tira le orecchie e sembra avere fastidio
  • sembra leggere le labbra o fissare i visi con grande attenzione per capirti

Un semplice esame dell'udito può escludere il problema o portare presto a un aiuto, e questo conta per il linguaggio e l'apprendimento. Fidati del tuo istinto. Se il suo modo di ascoltare ti sembra diverso da quello di altri bambini che conosci, o semplicemente hai un dubbio, chiedere è sempre ragionevole.

Mantenere la prospettiva

Gli anni in cui i bambini non ascoltano sempre al primo colpo sono anche gli anni in cui imparano moltissimo sul linguaggio, sull'attenzione e sull'autocontrollo. I progressi sono irregolari. Un bambino che una settimana collabora alla perfezione può sembrare sordo a ogni richiesta quella dopo. Non vuol dire che il tuo approccio stia fallendo.

Punta al legame prima della richiesta, tieni le parole brevi e lascia alle risposte il tempo di arrivare. Nell'arco di mesi, non di giorni, la capacità di tuo figlio di cogliere quello che dici e di agire cresce. Il tuo esempio calmo e ripetuto è una parte importante di come quell'abilità si sviluppa.

Punto chiave: Ascoltare è un'abilità in crescita: avvicinati, tieni le richieste brevi e lascia a tuo figlio il tempo di rispondere prima di ripetere.

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