Bambino che dice non so disegnare: come ridargli fiducia

Fa uno strano effetto sentire un bambino piccolo che posa il pastello e dichiara: «Io non so disegnare». A volte arriva insieme a un foglio accartocciato o a qualche lacrima. Da dove viene tanta severità verso se stesso, così presto? La voglia di incoraggiarlo nasce dall'affetto, e puoi fare molto, soprattutto togliendo pressione e ricostruendo piano piano la sua fiducia nel fare.

Da dove nasce questa convinzione

Di solito un bambino decide di «non saper» disegnare quando il suo foglio non somiglia a quello che aveva in testa, o a quello che ha fatto un altro. Le idee corrono più veloci della mano, e quella distanza sembra un fallimento. Conta anche il confronto con un fratello o un compagno i cui disegni sembrano più «veri». A volte basta una frase detta di passaggio, persino un affettuoso «cos'è?», per fargli capire che i disegni vengono giudicati. Capire la radice ti aiuta a rispondere all'emozione invece di discutere sulle parole.

Prima l'emozione

Quando dice che non sa disegnare, trattieni l'istinto di rispondere subito «ma certo che sai» o «è bellissimo», frasi che possono suonare come se non lo ascoltassi. Riconosci invece la frustrazione: «Che rabbia quando non viene come volevi». Sentirsi capito calma un bambino molto più di una rassicurazione che lo contraddice. Una volta accolta l'emozione, è molto più disposto ad andare avanti. Spesso è proprio questo riconoscimento gentile la mossa più efficace.

Dal risultato al gioco

Gran parte della pressione se ne va quando disegnare smette di voler dire produrre un bel disegno. Trasformalo in un gioco con i segni: «Vediamo un po' cosa fanno questi colori» oppure «Facciamo scarabocchi più veloci che possiamo?». Ghirigori, pagine piene di motivi, giochi di scarabocchi senza un soggetto tolgono la paura di sbagliare. Quando non c'è un risultato giusto non c'è niente in cui fallire, e un bambino bloccato spesso si rilassa e torna a divertirsi con il pastello.

Disegnare male, apposta

I bambini si fanno coraggio vedendo gli adulti imperfetti. Disegna accanto a tuo figlio e fai figure storte, tremolanti, allegramente bruttine, ridendo del tuo cane sbilenco. Così impara senza lezioni che un disegno non deve essere preciso o realistico per valere qualcosa, e che gli errori fanno parte del divertimento, non sono un disastro. Un genitore che non lascia mai che il proprio disegno sembri buffo può rafforzare senza volerlo l'idea che i disegni debbano essere «belli», quindi lascia che il tuo sia gloriosamente imperfetto.

Lodare l'impegno, le scelte, il percorso

Le parole che usi danno forma all'immagine che tuo figlio ha di sé. I complimenti al talento, come «sei proprio un artista», possono ritorcersi contro: fanno sembrare il successo una cosa fissa e fragile, e un risultato traballante diventa la prova di non essere bravo. Nota invece il fare: «hai usato tantissimi colori», «hai continuato anche quando era difficile», «mi piace come hai riempito tutto il foglio». Questo modo di lodare costruisce l'idea solida che conta provarci.

Successi facili e materiali nuovi

A volte la fiducia torna cambiando strumento. Un bambino convinto di non saper disegnare può dipingere felice con una spugna, fare timbri con una patata, comporre un quadro di adesivi o un collage, e nessuna di queste cose chiede un disegno «bello». Sono attività aperte che danno soddisfazione rapida e senza pressione. Puoi anche proporre inizi alla portata di tutti, come ricalcare il contorno della sua mano o riempire il foglio di puntini e trattini, così la pagina si riempie di qualcosa che gli va bene.

Niente confronti, niente pubblico

Se i disegni curati di un fratello stanno abbattendo la fiducia di tuo figlio, crea momenti separati e tranquilli per disegnare, in cui nessuno confronta niente. Evita di esporre i disegni in un modo che inviti a fare classifiche, e frena parenti e nonni quando partono con «chi l'ha fatto più bello». Tuo figlio ha bisogno di sentire che i suoi segni sono affar suo, preziosi per il fatto di averli fatti, non iscritti a una gara. Uno spazio più calmo e privato per sperimentare spesso aiuta un bambino scoraggiato a ritrovare il gusto.

Colori a portata di mano, senza pressione

Non obbligare mai a disegnare un bambino che non ne ha voglia: rafforzeresti solo il legame con lo stress. Lascia invece i materiali fuori e invitanti, unisciti ogni tanto e lascia che arrivi lui, con i suoi tempi. Un accesso casuale e senza conseguenze, un pastello lasciato vicino ai suoi giochi, uno scarabocchio mentre chiacchierate, riporta i bambini al foglio molto meglio di un solenne «adesso disegniamo». La libertà di prendere o lasciare è già di per sé rassicurante.

Quando potrebbe essere più di una questione di fiducia

Per la maggior parte dei bambini il «non so disegnare» è un calo di fiducia passeggero, che risponde bene al calore e a meno pressione. A volte vale la pena parlarne con calma con il pediatra o con le educatrici: per esempio se tuo figlio sembra molto e a lungo severo con se stesso in tanti ambiti, è spesso molto angosciato, evita ogni gioco creativo e di finzione, oppure se sospetti che il gesto stesso del disegnare gli costi una fatica insolita. Possono guardare il quadro intero e rassicurarti o offrirti un sostegno.

Il cuore della questione

Un bambino che dice di non saper disegnare ti sta dicendo in realtà che non si sente all'altezza, e il tuo compito è allentare quella morsa. Ascolta l'emozione, rendi tutto un gioco, loda l'impegno, concediti tu per primo l'imperfezione e lascia i pastelli in giro senza pressione. Col tempo, liberati dalla paura di sbagliare, quasi tutti i bambini ritrovano il piacere dei segni che lasciano.

Punto chiave: Riconosci la frustrazione, rendi il disegno un gioco senza pressione, loda l'impegno più del risultato e mostra tu per primo disegni imperfetti: così la fiducia torna.

UNICEF, How play strengthens your child's mental health

NHS, Play ideas and reading