Il gioco del far finta e lo sviluppo del linguaggio

Il punto di partenza è seguire il tema di gioco che sceglie lui. Comunicare è molto più che dire parole: comprende capire, gesticolare, i versi, la chiarezza, il gioco e lo scambio con gli altri. L'idea non è farlo recitare, ma sostenere la sua comunicazione di tutti i giorni e chiedere una valutazione quando i progressi, l'udito o un tuo dubbio lo rendono opportuno.

In breve

Il gioco del far finta dà alle parole uno scopo flessibile: un cubo diventa una torta, la bambola ha bisogno di aiuto, i bambini si accordano su ruoli e sequenze. L'adulto può sostenerlo unendosi all'idea del bambino e aggiungendo un piccolo gesto o una frase, invece di dirigere la storia.

Cosa vuol dire nella pratica

Comincia da routine conosciute, come dare la pappa al pupazzo o metterlo a nanna, e accetta la semplice imitazione come primo passo. I dubbi sul gioco simbolico vanno inseriti nel quadro più ampio di comunicazione, relazione con gli altri e sviluppo, non usati come un test a sé.

Cosa osservare per prima cosa

Osserva cosa cattura già la sua attenzione, quali gesti, versi o parole nascono da soli e quando lo scambio si interrompe. Lasciargli lo spazio per rispondere deve aggiungere occasioni, non trasformare libri, canzoni, giochi di finzione o routine in interrogazioni.

Un piano pratico

  • Segui il tema di gioco che ha scelto lui.
  • Racconta le azioni con frasi brevi.
  • Aggiungi una sola idea nuova alla volta.
  • Lascia spazio alla sua risposta.

Mettilo dentro momenti piacevoli: se mescola in una pentolina vuota, entra nel suo gioco e racconta in breve, «Mescoli la minestra. Che profumo!». Aspetta una risposta chiara, rispondi al significato e aggiungi un pezzetto di linguaggio, lasciandolo libero di muoversi, indicare, cambiare gioco o comunicare senza ripetere le tue parole.

Come si incastrano i passi

Prima si segue la sua storia, poi la si racconta a parole brevi, si aggiunge una sola idea, «Il pupazzo ha fame?», e si lascia spazio alla sua risposta, che può essere un gesto, un verso o un'azione. A ogni passo accetta la sua risposta e mostra un piccolo passo successivo, senza chiedere un'esibizione.

Mettersi d'accordo con chi lo accudisce

Con i nonni o il nido concordate i primi due passi, seguire il tema scelto da lui e raccontare con frasi brevi, così il bambino trova risposte riconoscibili anche se ognuno gioca a modo suo. Chiunque lo accudisca dovrebbe contare anche i gesti e tutte le lingue di famiglia mentre il linguaggio parlato cresce.

Un periodo per fare il punto

Prova a seguire il suo tema di gioco in diverse occasioni normali, invece di giudicare da una sola giornata particolarmente facile o difficile. Annota la situazione, la sua risposta e l'effetto sulla vita di famiglia, con appunti brevi che non diventino un'altra fonte di pressione.

Alla verifica, guarda se aggiungere una sola idea alla volta ha reso il gioco più ricco: tieni ciò che ha reso la partecipazione più facile o più chiara, semplifica ciò che la famiglia non riesce a sostenere e cambia una cosa alla volta, a meno che un dubbio di salute, sicurezza o sviluppo non richieda prima una valutazione qualificata.

Cosa possono fare gli adulti, e cosa no

Gli adulti possono curare la qualità dello scambio: seguire l'attenzione, parlare chiaro, fare pause e rispondere. Raccontare le azioni con frasi brevi sostiene questo legame, ma nessuna attività può far uscire una parola precisa o sostituire una valutazione quando i progressi sono incerti.

Sicurezza e rispetto

Lasciargli spazio deve restare senza pressione: non tenerlo fermo a forza per un libro o un gioco, non negargli ciò di cui ha bisogno finché non dice una parola e non fare dello schermo l'unica interazione su cui può contare. Dubbi sull'udito, capacità perse o una frustrazione forte meritano una valutazione qualificata.

Cosa si mette di traverso più spesso

Il gioco perde magia quando l'adulto lo trasforma in lezione: domande continue, richieste di ripetere, gesti ignorati di proposito. E all'opposto, quando si aspetta all'infinito anche se i progressi si sono fermati. Il gioco e la valutazione professionale hanno compiti diversi, e nessuno dei due deve diventare un esame.

Come capire se va meglio

Su qualche settimana cerca più attenzione condivisa, più gesti, versi più vari, più tentativi spontanei e scambi più facili. Contano il divertimento e la partecipazione: il successo non sta nel ripetere parola per parola quello che dici tu.

Un breve appunto sul gioco del far finta dovrebbe registrare la situazione e la partecipazione, non solo la frequenza, così le decisioni successive si basano sulla comunicazione di tutti i giorni e non su una prova sollecitata.

Quando chiedere un aiuto in più

Un confronto con il pediatra e con un logopedista è utile se capire, esprimersi, farsi capire, parlare in modo fluido o comunicare con gli altri non progredisce, se l'udito non ti convince, se la frustrazione è tanta o se ha perso qualcosa che sapeva fare. Non serve avere una diagnosi o aspettare una soglia precisa, e nella valutazione vanno incluse tutte le sue lingue.

Il punto da ricordare

Non serve un bambino che giochi come dici tu né una famiglia impeccabile: segui la sua storia; poi proteggi il rapporto e la sicurezza, osserva dove va nel tempo e rivolgiti a un professionista per una valutazione personale quando i consigli generali non spiegano cosa succede.

Punto chiave: Comincia seguendo il gioco che sceglie lui, rendilo un'abitudine e guarda cosa cambia.

ASHA, Communication milestones

ASHA, Learning more than one language

CDC, Developmental milestones