Perché mio figlio è così schizzinoso a tavola?

Fino a un anno mangiava di tutto, poi all'improvviso il broccolo è diventato un nemico e la pasta deve essere solo in bianco. Molti genitori se lo chiedono: perché? Un buon punto di partenza è continuare a fare quello che fate sempre, cioè mangiare insieme, mettendo nel pasto di famiglia un cibo che conosce. Intanto si osservano appetito, nutrimento, capacità di masticare, gusti e clima a tavola. Tu offri occasioni sicure e abbastanza varie a orari prevedibili; il bambino decide se e quanto, salvo un piano alimentare indicato dal pediatra.

In breve

La selettività aumenta spesso proprio quando la crescita rallenta, l'autonomia si allarga e i cibi sconosciuti suscitano prudenza. Un bambino piccolo può rifiutare un cibo che mangiava la settimana scorsa senza perdere la capacità di accettarlo di nuovo più avanti: un singolo pasto dice poco dell'insieme.

Cosa vuol dire nella pratica

Tieni pasti e merende regolari, inserisci un'opzione conosciuta e proponi le novità in modo neutro. La preoccupazione cresce quando la varietà si restringe sempre di più, ne risentono crescita o nutrizione, i pasti provocano un disagio forte, oppure dolore e difficoltà a deglutire sono all'origine del rifiuto.

Cosa osservare per prima cosa

Nell'arco di una settimana guarda quali cibi e consistenze accetta, quando beve latte e fa merenda, come cresce, quanta energia ha, quanto beve e come vive il pasto. Annota anche dolore, stitichezza, tosse, soffocamento, voce gorgogliante, eruzioni o vomito: sono segnali diversi dalla normale diffidenza di questa età, e osservare l'insieme della settimana, non il singolo pasto, aiuta a distinguerli.

Un piano pratico

  • Nel pasto di famiglia, metti un cibo che conosce.
  • Servi porzioni piccolissime dei cibi nuovi.
  • Non commentare quello che mangia, né in bene né in male.
  • Guarda l'andamento della settimana, non del singolo pasto.

Stasera c'è il pesce al forno con le patate per tutti: le patate le conosce, il pesce è un pezzetto piccolissimo nel suo piatto. Nessun commento, nessun «dai, assaggia». Se lo tocca e lo lascia, va bene. Quando ha finito o è a disagio, il piatto si toglie senza trattare e il cibo torna al pasto successivo.

Come si legano i passi

Il cibo conosciuto nel pasto comune lo fa sentire parte della famiglia senza metterlo in difficoltà. Le porzioni piccolissime rendono la novità meno impegnativa. Un atteggiamento neutro, senza lodi né rimproveri per quello che mangia, toglie la sfida. E lo sguardo sulla settimana ti ricorda che un pasto saltato non è un fallimento.

Mettersi d'accordo con chi lo accudisce

Con i nonni e al nido concordate i primi due punti: c'è sempre un cibo conosciuto e le novità arrivano in quantità minuscole. Le parole possono essere diverse, ma la sedia, le precauzioni contro il soffocamento, i segnali di stop e il modo di finire il pasto restano gli stessi.

Un periodo per fare il punto

Prova il cibo conosciuto nel pasto di famiglia per una serie di giorni normali, senza giudicare da una giornata eccezionale. Due righe su cosa ha mangiato, come ha reagito e come è andata per tutti bastano.

Al momento di fare il punto, rileggi la settimana nel suo insieme. Tieni quello che ha reso i pasti più tranquilli, semplifica il resto, cambia una cosa per volta. Se ci sono dubbi di salute, sicurezza o sviluppo, prima la valutazione.

Cosa dipende da te e cosa no

Proporre porzioni piccole di cibi nuovi è compito tuo, come decidere cosa offrire, quando e dove, come preparare e sorvegliare. La fame e la decisione di mangiare sono del bambino. Con i ruoli separati la pressione cala, e i problemi di crescita, dolore o deglutizione restano visibili.

Sicurezza e rispetto

Guardare la settimana invece del pasto è già una forma di rispetto. Per la sicurezza: seduto dritto, un adulto vicino, cibi adatti a quello che sa masticare, un corso di primo soccorso pediatrico. Per un respiro bloccato o una reazione allergica grave si chiamano subito i soccorsi; per crescita, idratazione, dolore o deglutizione si chiede aiuto presto.

Cosa può mettersi di traverso

Il cibo conosciuto in tavola non basta se arriva il «solo un boccone», se si cucinano alternative a raffica, se si premia la quantità o se si legge ogni rifiuto come un capriccio. Dolore, crescita, allergie e deglutizione vanno valutati, non vinti insistendo.

Come capire se va meglio

Un progresso è un bambino che tollera il cibo nuovo nel piatto, lo tocca, lo assaggia, torna ad accettare un cibo che rifiutava, mangia in modo più vario nelle settimane. Ragiona sul lungo periodo, ma muoviti prima se ci sono dubbi su crescita, idratazione, dolore, allergie o deglutizione.

Quando chiedere un aiuto in più

Chiedi il parere del pediatra o di un esperto di alimentazione infantile se il bambino cresce poco, sembra disidratato, ha dolore, tossisce o si strozza spesso, ha la voce gorgogliante dopo aver deglutito, se sospetti un'allergia, se i cibi accettati diminuiscono in fretta o se i pasti sono diventati ingestibili. La tua preoccupazione basta.

Il punto da ricordare

Essere schizzinosi a questa età è comune. Un cibo conosciuto nel pasto di tutti, novità minuscole, neutralità e uno sguardo sulla settimana; e un parere esperto quando i consigli generali non bastano.

Punto chiave: Un cibo che conosce nel piatto di famiglia, e lo sguardo sulla settimana intera.

CDC, Picky eaters and what to do

CDC, Choking hazards

WHO, Complementary feeding guideline