«Cosa pensi che succederà?» Domande per stimolare il pensiero scientifico

Lo strumento scientifico più potente che hai in casa non è un kit né un congegno. È una domanda. Una domanda curiosa fatta al momento giusto invita tuo figlio a pensare invece di ricevere semplicemente una spiegazione. Le domande del tipo «cosa pensi che succederà?» non costano niente, entrano in qualunque momento e affidano a tuo figlio il compito di capire le cose da sé. Imparare a farle bene è uno dei regali più gentili che puoi fare a una mente curiosa.

Perché le domande battono le spiegazioni

Viene la tentazione di spiegare il mondo ai nostri figli, e a volte è giusto. Ma una spiegazione mette tuo figlio sul sedile del passeggero, mentre una buona domanda lo mette al volante. Quando chiedi invece di dire, tuo figlio deve allungarsi verso un'idea, collegarla a ciò che sa e impegnarsi in un'ipotesi. È in quello sforzo mentale che cresce il pensiero. Un bambino a cui si chiede cosa pensa diventa un bambino che pensa.

La differenza tra domande aperte e chiuse

Alcune domande hanno una sola risposta giusta e chiudono la conversazione, come «è rosso?». Altre la aprono e invitano a pensare, come «secondo te perché questo ha galleggiato?». Le domande aperte di solito cominciano con cosa, perché, come o e se, e accolgono tante risposte. Le domande sul «cosa succederà» sono aperte per natura, perché chiedono una previsione e una ragione invece di un fatto che tuo figlio sa già.

Domande da tenere in tasca

  • Cosa pensi che succederà se proviamo così?
  • Secondo te perché è successo?
  • Cosa noti in questi due?
  • Come potremmo scoprirlo?
  • E se cambiassimo solo questa cosa?
  • Cosa ti ha sorpreso?

Queste poche domande si adattano a quasi ogni attività, dalla cucina al bagnetto a una passeggiata sotto la pioggia.

Come chiedere perché il pensiero cresca

Chiedere bene è un'arte gentile. Dai a tuo figlio un tempo vero per rispondere, perché qualche secondo di silenzio è pensiero, non fallimento. Mostra che fai sul serio guardandolo con interesse e aspettando. Evita di portarlo verso la risposta con il tono o con un sorrisetto complice. Rispondi con un'altra domanda invece che con un verdetto, come «cosa te lo fa pensare?». E fai anche domande di cui non conosci la risposta, così tuo figlio vede che anche i grandi si chiedono le cose.

Cosa sta imparando tuo figlio

Queste piccole domande costruiscono grandi abitudini. Tuo figlio impara a formarsi idee e a dare ragioni, il cuore del ragionamento. Si allena a mettere i pensieri in parole, e questo fa crescere il linguaggio. Si abitua al non sapere e poi allo scoprire, e questo costruisce curiosità e fiducia. Presta più attenzione perché gli è stato chiesto di notare. Col tempo comincia a fare domande sue, il segno più chiaro che il pensiero scientifico ha messo radici. Impara anche ad ascoltare e rispondere, alternandosi in un botta e risposta che è la base di una buona conversazione. E siccome una domanda pensata tratta le sue idee come degne di essere ascoltate, tuo figlio arriva a credere che il suo pensiero conti, una fiducia silenziosa che va ben oltre la scienza.

Quando non ci sono risposte sbagliate

Con le domande di previsione, fai capire chiaramente che non si può sbagliare. Un'ipotesi che si rivela sbagliata non è un errore, è una scoperta. Quando tuo figlio prevede qualcosa che non succede, rispondi con gioia invece che con una correzione: che sorpresa, vediamo perché. Questo gli insegna che pensare è sicuro, che sbagliare è interessante e che può proporre un'idea senza paura. È quella sicurezza a fargli continuare a proporre idee per anni.

Domande dentro una giornata piena

Non serve un momento speciale. Spargi le domande dentro le cose che fai già. Chiediti ad alta voce perché oggi la pozzanghera è più grande. Chiedi quale borsa della spesa è più pesante prima di sollevarla. A cena, chiedi cosa succederà quando il gelato incontra la torta ancora calda. Una manciata di domande curiose al giorno, fatte con leggerezza, si somma in un bambino che si aspetta che il mondo sia interessante e che il suo pensiero conti.

Quando chiedere un parere

È un apprendimento caldo e quotidiano, senza niente da superare o da sbagliare. Come sempre, conosci tuo figlio meglio di chiunque. Se hai preoccupazioni più ampie sul suo linguaggio, sulla comprensione, sull'attenzione o sulla curiosità, o se risponde raramente alle domande o si interessa poco al mondo intorno a sé all'età in cui te lo aspetteresti, è ragionevole parlarne con il pediatra. Le domande fatte presto sono sempre benvenute, e chiedere non è mai esagerato.

L'idea da portare avanti

Le domande del tipo «cosa pensi che succederà?» sono lo strumento scientifico più semplice e più ricco che possiedi. Chiedendo invece di dire, aspettando invece di correre e accogliendo ogni risposta, affidi a tuo figlio il compito di capire il mondo. Tieni in tasca qualche domanda aperta, falla con curiosità vera e guarda tuo figlio diventare un pensatore.

Punto chiave: Sostituisci qualche spiegazione con domande aperte come «cosa pensi che succederà?», dai a tuo figlio il tempo di rispondere e accogli ogni ipotesi, così cresce un pensatore curioso e sicuro di sé.

UNICEF, The science of play

WHO, Improving early childhood development: WHO guideline