Domande aperte ai bambini, senza trasformarle in un interrogatorio

Hai sentito dire che le domande aperte fanno bene ai bambini, quindi ci provi, e tuo figlio risponde «non lo so» o se ne va. Intanto le domande ti escono di bocca come da una lista. Fare domande aperte senza trasformarle in un interrogatorio dipende meno dalle domande in sé e più dal sentimento che c'è dietro. Una domanda fatta con curiosità invita; la stessa domanda fatta come un esame chiude tutto.

Cosa vuol dire davvero domanda aperta

Una domanda aperta non ha una sola risposta giusta. «È stata una bella giornata?» si risolve con una parola. «Qual è stato il momento più bello della tua giornata?» apre una porta. Il valore non sta solo nelle risposte più lunghe. Sta nel fatto che tuo figlio deve pensare, scegliere e mettere un'esperienza nelle sue parole, ed è proprio il pensiero quotidiano che vuoi coltivare.

Ma una domanda aperta fatta con freddezza, o tre di fila, smette di sembrare un invito e comincia a sembrare un riflettore puntato addosso.

Perché l'interrogatorio si ritorce contro

Quando le domande arrivano veloci, una dopo l'altra, un bambino si sente esaminato invece che coinvolto in una conversazione. Capisce che deve dare una prestazione, e molti rispondono zittendosi, dando la risposta più breve possibile o dicendo «non lo so» per farla finire. Non è testardaggine. È una reazione ragionevole al sentirsi sotto torchio. Nel momento in cui le domande diventano un obbligo, la curiosità esce dalla stanza.

Il cambiamento che cambia tutto

La correzione più importante in assoluto è commentare prima di chiedere. Condividere qualcosa di tuo trasforma un quiz in una conversazione.

  • Invece di «Cosa hai costruito?» prova con «Che torre alta. Chissà come hai fatto a farla stare in piedi.»
  • Invece di «Perché hai disegnato questo?» prova con «Mi piacciono un sacco questi colori. Raccontami.»
  • Offri prima un tuo pensiero: «Oggi il mio pranzo era noiosissimo. E il tuo?»

Partire da un commento o da un'osservazione ti permette di fare domande aperte senza interrogarlo, perché ora la domanda sta dentro un momento condiviso invece di cadergli addosso da sola.

Rallentare il ritmo

L'interrogatorio è in parte una questione di velocità. Qualche abitudine lo ammorbidisce.

  • Fai una domanda, poi aspetta. Conta lentamente nella tua testa, se serve.
  • Lascia lavorare il silenzio: spesso i bambini rispondono dopo una pausa.
  • Segui la sua risposta con interesse, non con un'altra domanda che non c'entra.
  • Accetta di non ottenere niente questa volta e riprova più tardi.

Una conversazione che ha spazio per respirare è completamente diversa da una raffica di domande sparate attraverso la tavola della cena.

Domande migliori da tenere a portata di mano

Alcune domande aperte invitano naturalmente a pensare senza sembrare un esame. Funzionano perché sono curiose davvero, non servono a controllare se tuo figlio ha capito bene.

  • «Secondo te cosa succederebbe se...?»
  • «Chissà perché succede così. Hai qualche idea?»
  • «Qual è stata la parte più difficile?»
  • «Se potessi cambiare una cosa, quale sarebbe?»

Nota che nessuna di queste ha una risposta corretta che stai aspettando di sentire. È questo che le mantiene aperte, invece di farle diventare un esame travestito.

Seguire lui, non il tuo programma

L'interrogatorio di solito nasce perché l'adulto ha una lista di cose che vuole sapere. La conversazione nasce quando segui quello che interessa al bambino. Se tuo figlio parla di un coleottero che ha trovato, è quello il filo da tirare, anche se speravi di sentire qualcosa sull'asilo. Il suo entusiasmo è il carburante. Inseguire le tue domande invece delle sue è il modo più veloce per perderlo.

Capire quando fermarsi

Saper chiedere vuol dire anche sapere quando non chiedere niente. Alcuni bambini hanno bisogno di decomprimersi dopo una giornata piena prima di riuscire a parlare, e le domande arrivano meglio più tardi, durante la merenda o nel bagnetto. Certi momenti sono fatti per un silenzio in compagnia, non per la conversazione. Rispettarlo, e non trattare ogni silenzio come un vuoto da riempire con un'altra domanda, evita che tuo figlio associ la tua compagnia all'essere interrogato.

Una nota sul bambino più silenzioso

I bambini sono diversissimi tra loro. Alcuni chiacchierano senza sosta; altri si sbottonano poco e lo faranno sempre, ed è temperamento, non un problema. Se tuo figlio in generale è molto restio a parlare, usa pochissime parole per la sua età o hai dubbi sul suo linguaggio o sul suo udito, vale la pena parlarne con il pediatra, così un eventuale aiuto può cominciare presto. Ma un bambino riservato per natura, che semplicemente preferisce meno parole, è del tutto nella norma, e gli inviti gentili e pazienti lo aiutano molto più della pressione.

Il punto da ricordare

L'obiettivo è prima il legame, poi le informazioni. Parti da un commento, fai una domanda vera alla volta, aspetta e segui gli interessi di tuo figlio invece della tua lista. Così i momenti di ogni giorno diventano un allenamento al pensiero che sa di compagnia, non di esame, ed è questo che fa venire voglia a un bambino di continuare a parlare.

Punto chiave: Commenta prima di chiedere, fai una domanda alla volta e segui ciò che lo interessa: è la curiosità nel tuo tono, più delle parole, a trasformare un quiz in una conversazione.

NHS, Help your baby learn to talk

UNICEF, How to support your child's development